Ricetta Pasta per la Pizza originale, alla napoletana

Ricetta Pasta per la Pizza originale, alla napoletana

Nel cuore della tradizione culinaria partenopea, la pasta per la pizza napoletana rappresenta un patrimonio gastronomico riconosciuto in tutto il mondo. Questa preparazione, che affonda le sue radici nella storia di Napoli, si distingue per la sua alveolatura – la presenza di bolle d’aria nella struttura – e per il cornicione alto e soffice che caratterizza l’autentica pizza napoletana. La ricetta originale, tramandata di generazione in generazione, richiede pochi ingredienti ma una tecnica precisa e tempi di lievitazione lunghi che permettono di ottenere un impasto digeribile e dal sapore inconfondibile. Oggi vi guideremo passo dopo passo nella realizzazione di questa base perfetta, quella che i pizzaioli napoletani preparano quotidianamente nei loro forni a legna.

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2

medio

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione della biga

In una ciotola capiente, versate 100 millilitri di acqua tiepida e scioglietevi 1 grammo di lievito di birra fresco. Aggiungete 150 grammi di farina tipo 00 e mescolate con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo. Coprite con pellicola trasparente e lasciate riposare per 2 ore a temperatura ambiente. Questo passaggio, chiamato biga – un preimpasto che favorisce lo sviluppo degli aromi – non è obbligatorio ma migliora notevolmente il risultato finale.

2. Impasto principale

Dopo le 2 ore, aggiungete alla biga i restanti 350 grammi di farina e 225 millilitri di acqua. Se utilizzate una planetaria, montate il gancio e azionate a velocità minima per 5 minuti. L’impasto deve iniziare ad amalgamarsi senza però diventare completamente liscio. Se lavorate a mano, versate gli ingredienti su una spianatoia e impastate con movimento deciso ma delicato, ripiegando l’impasto su se stesso per circa 10 minuti.

3. Incorporazione del sale

Sciogliete i 10 grammi di sale nei restanti 2 grammi di lievito con un cucchiaio di acqua dell’impasto. Aggiungete questo composto all’impasto e continuate a lavorare per altri 10 minuti in planetaria o 15 minuti a mano. L’impasto deve risultare liscio, elastico e leggermente appiccicoso. Questo è il momento in cui si sviluppa la maglia glutinica – la struttura proteica che conferisce elasticità all’impasto.

4. Prima lievitazione in massa

Formate una palla con l’impasto, chiudendo bene le estremità verso il basso. Ponetela in un contenitore ermetico leggermente unto con olio e coprite. Lasciate lievitare a temperatura ambiente (circa 20-22 gradi) per 2 ore, poi trasferite in frigorifero per almeno 8 ore, idealmente 24 ore. Questa lievitazione lenta e fredda è fondamentale per sviluppare sapore e digeribilità.

5. Formazione dei panetti

Trascorso il tempo di lievitazione in frigo, estraete l’impasto e lasciatelo acclimatare a temperatura ambiente per 30 minuti. Dividetelo in 4 porzioni da circa 250 grammi ciascuna utilizzando una spatola o un tarocco. Formate delle palline perfettamente rotonde, eseguendo una pirlatura – movimento rotatorio sulla spianatoia che crea tensione superficiale – trascinando l’impasto verso di voi con la mano a coppa.

6. Seconda lievitazione

Disponete i panetti in contenitori separati o in una cassetta per pizza, distanziandoli di almeno 10 centimetri. Coprite con un canovaccio umido e lasciate lievitare a temperatura ambiente per 6-8 ore. I panetti sono pronti quando raddoppiano di volume e presentano una superficie liscia e tesa. Premendo delicatamente con un dito, l’impronta deve tornare lentamente alla posizione originale.

7. Stesura della pizza

Infarinate abbondantemente la spianatoia e prelevate delicatamente un panetto. Schiacciate al centro con la punta delle dita, lasciando intatto il bordo esterno di circa 2 centimetri che diventerà il cornicione. Allargate gradualmente l’impasto con movimenti circolari, partendo dal centro verso l’esterno. Non utilizzate il mattarello se volete preservare l’alveolatura. Potete anche usare la tecnica dello schiaffo – rotazione dell’impasto sulle nocche – se siete più esperti.

8. Condimento e cottura

Trasferite la base stesa sulla pala infarinata. Condite rapidamente con salsa di pomodoro, mozzarella e gli ingredienti desiderati, senza appesantire troppo. Infornate immediatamente in forno preriscaldato alla massima temperatura (idealmente 480-500 gradi con pietra refrattaria) per 60-90 secondi. In un forno domestico a 250 gradi, cuocete per 8-10 minuti sul ripiano più basso. La pizza è pronta quando il cornicione presenta le caratteristiche macchie scure chiamate leopardatura.

Antonella

Il trucco dello chef

Per verificare se l’acqua ha la temperatura giusta (circa 20-22 gradi), immergetevi un dito: deve risultare neutra, né calda né fredda. Un’acqua troppo calda ucciderebbe il lievito, mentre troppo fredda rallenterebbe eccessivamente la lievitazione.
Se non avete tempo per la lievitazione di 24 ore, potete aumentare leggermente la quantità di lievito a 5 grammi e ridurre il tempo in frigo a 6 ore, ma il risultato sarà meno aromatico.
Durante la stesura, se l’impasto si ritrae continuamente, lasciatelo riposare 10 minuti coperto: il glutine si rilasserà e sarà più facile allargarlo.
Per simulare un forno a legna in casa, posizionate la pietra refrattaria sul ripiano più basso e preriscaldatela per almeno 45 minuti prima di infornare.

Abbinamenti per la pizza napoletana

La pizza napoletana tradizionale si accompagna perfettamente con una birra artigianale chiara di media gradazione, preferibilmente una lager o una pilsner che bilancia la sapidità del condimento senza sovrastare i sapori delicati dell’impasto. Per chi preferisce il vino, un Falanghina del Sannio o un Greco di Tufo rappresentano scelte eccellenti: questi bianchi campani, freschi e minerali, esaltano la componente acida del pomodoro e sgrassano dal formaggio. In alternativa, un Aglianico rosato offre struttura sufficiente per accompagnare pizze più ricche, mantenendo freschezza e bevibilità. Per i più giovani o chi non beve alcolici, una limonata artigianale o una gassosa – bibita italiana leggermente dolce e frizzante – completano piacevolmente l’esperienza.

Informazione in più

La pizza napoletana ha ottenuto nel 2017 il riconoscimento UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, non per il prodotto in sé ma per l’arte dei pizzaioli napoletani. Le origini di questo piatto risalgono al XVIII secolo, quando nelle strade di Napoli si vendevano focacce condite con ingredienti semplici. La vera svolta avvenne nel 1889, quando il pizzaiolo Raffaele Esposito creò la pizza Margherita in onore della regina Margherita di Savoia, utilizzando i colori della bandiera italiana: rosso del pomodoro, bianco della mozzarella e verde del basilico.

L’Associazione Verace Pizza Napoletana, fondata nel 1984, ha stabilito un disciplinare rigoroso che definisce ingredienti, tecniche e caratteristiche organolettiche della vera pizza napoletana. Secondo questo documento, l’impasto deve contenere esclusivamente farina, acqua, sale e lievito, la cottura deve avvenire in forno a legna a 485 gradi per 60-90 secondi, e il diametro finale non deve superare i 35 centimetri. Il cornicione deve essere alto 1-2 centimetri e presentare la tipica leopardatura, mentre il centro deve essere sottile ma mai croccante, bensì morbido e pieghevole. Queste caratteristiche distinguono nettamente la pizza napoletana da altre varianti regionali italiane o internazionali, rendendola un’esperienza gastronomica unica e inimitabile.

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